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L’ASNI vuole bloccare l’internazionalismo militare
L’ASNI chiede un moderno esercito di milizia per difendere e proteggere la Svizzera
Comunicato stampa, 15 aprile 2010
L’apartitica Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI) rispedisce al mittente (Consiglio federale) il rapporto sulla politica di sicurezza. Tale rapporto non porta più l'impronta del capo del DDPS Ueli Maurer e del suo dipartimento, bensì della maggioranza del Consiglio federale, che non è più dalla parte della sovranità del nostro paese, ma che spinge per un ingresso nell’UE. La maggioranza in questione si lascia sempre trascinare dall’ingenua e pericolosa illusione della «sicurezza tramite la cooperazione», sebbene questo concetto si sia dimostrato inadatto e gli impieghi militari «per il mantenimento della pace» abbiano registrato un fallimento. Si vorrebbe definitivamente gettare a mare la neutralità armata, che è il nostro strumento di successo.
Dopo che il Consiglio federale aveva rigettato le prime bozze provenienti dal DDPS, il rapporto è stato «adeguato» sulla base della pressione del Consiglio federale ai fini di una cooperazione militare con altri paesi e di un maggior numero di impieghi all’estero. Una difesa credibile del paese a fronte di una costante neutralità armata non viene più presa sul serio dal Consiglio federale. Il rapporto «adeguato» si basa sempre (come l’esercito XXI, che è però naufragato) sull’illusione degli anni Novanta, secondo cui saremmo «accerchiati dagli amici» e dovremmo innanzitutto assicurare o addirittura contribuire a ottenere con la forza la pace all’estero. Le guerre sarebbero praticamente impossibili nell’epoca della globalizzazione. Per il Consiglio federale l’«esserci», trascinati dall’euforia per la promozione della pace tramite interventi militari a livello internazionale, è più importante della sicurezza e della sovranità del proprio paese.
Richieste dell’ASNI
- Il compito dell’esercito dev’essere definito dettagliatamente sulla base delle minacce esistenti e ai sensi dell’articolo 58 della Costituzione federale (secondo il suo compito di base, «L’esercito serve a prevenire la guerra; difende il Paese e ne protegge la popolazione»). Successivamente si devono prendere in considerazione i necessari mezzi – a livello personale, materiale e finanziario. A detta dell’ASNI, non si deve assolutamente scendere al di sotto di una spesa annua di 4 miliardi di franchi.
- L’ASNI vuole un esercito di milizia moderno, ben equipaggiato, dotato di una buona formazione e consistente dal punto di vista numerico, un esercito preposto alla difesa e alla protezione, che s’impegni «in modo visibile» e padroneggi la lotta per la difesa (sorvegliando o vigilando altresì su molti siti importanti sul proprio territorio). Anche se non dobbiamo dimostrare questa capacità in un orizzonte di lungo termine – e speriamo che ciò non debba avvenire mai – il soldato deve comunque padroneggiare il proprio mestiere. Uno stato che rinuncia alla possibilità di difendersi e non ha né la volontà, né la credibilità di farlo in caso di emergenza, alza bandiera bianca, diviene ricattabile e prima o poi soccomberà.
- Tuttavia il pericolo principale consiste attualmente in guerre e conflitti caotici che vengono portati all’interno del paese dall’esterno. Sono ipotizzabili e in parte già un dato di fatto le moderne minacce al di sotto della soglia della guerra, come azioni terroristiche, ondate migratorie, criminalità organizzata, rese dei conti tra bande rivali, conflitti etnici, guerre civili importate o regolamenti per via di prese di posizione «malviste», come indica essenzialmente il rapporto sulla politica di sicurezza. I conflitti possono essere dettati da rivendicazioni di potere, petrolio, acqua, ricchezze del sottosuolo, pressione per l’indipendenza di minoranze, ideologie religiose e politiche e aspetti simili.
Per questo motivo il nostro paese necessita, oltre che di un esercito preposto alla difesa pronto a intervenire con formazioni d’allarme (che devono essere ricreate), anche di servizi segreti efficienti e di una truppa di specialisti volta alla difesa nell’ambito della guerra d’informazione.
- Si deve mantenere l’obbligo militare generale senza se né ma. Esso è imprescindibilmente legato all’essenza del nostro esercito di milizia e di difesa (e anche al principio «arma d’ordinanza a casa»). Ogni cittadino svizzero ha l’obbligo – in caso di necessità anche a costo della vita – di proteggere e difendere i propri parenti, il nostro paese, la nostra libertà, sicurezza e indipendenza, i nostri diritti popolari unici e le nostre conquiste sociali.
- Al fine di concentrare le forze sul compito di base – secondo il principio «esercito nel proprio paese – per il proprio paese» – gli impieghi militari all’estero devono essere ridotti e da ultimo sospesi. La particolare forza della Svizzera sovrana e neutrale sul piano della politica estera deve esprimersi in campo umanitario e nell’ambito della diplomazia volta alla pace.
L’ASNI auspica pertanto che il rapporto sulla politica di sicurezza venga rielaborato in questo senso. Un esercito che cooperi con l’UE o con la NATO, che si lasci trascinare in conflitti esterni, o che ricerchi tali impieghi addirittura per avere una presunta giustificazione alla propria esistenza si trova sulla falsa strada. Non ha alcun senso per la Svizzera, uno stato di piccole dimensioni e neutrale, e crollerà in pezzi nel lungo termine.
Il nostro esercito di milizia trova la sua giustificazione non in virtù di un miscuglio dei più svariati compiti all’estero e internamente. Trova la sua giustificazione solo qualora possa intervenire quale ultimo mezzo di difesa della nostra sicurezza e sovranità.
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